
di Marco Sberveglieri
Steve Jobs (CEO della Apple) ha fondato un’intera azienda sul guardare oltre. Certo non ha fatto tutto da solo: come avviene nel campo informatico gli scopiazzamenti e i brevetti innovativi accapparati per lo storico pezzo di pane sono all’ordine del giorno, ma dal suo ritorno in Apple ha risanato un’azienda con forti debiti che faceva acqua. Come ha fatto?
Ha tagliato fuori le licenze extra (Mac Os installato su computer qualunque), i progetti extra (preoccupiamoci di fare bene i computer, il resto verrà dopo), si è di nuovo focalizzato su design e potenza d’elaborazione della macchina (potenziando ovviamente anche il sistema operativo).
La sua visione della mela era quella di un’azienda fondata da artisti, designer, creativi: non freddi calcolatori ma geni che sapessero reinventare un oggetto di uso comune come il pc e renderlo veramente personal.
Altro che i fiorellini disegnati sul fronte dei notebook Hp, qui i creativi hanno lanciato gli iMac G3 e G4 a tubo catodico trasparente e colorato, tutto incluso in quel meraviglioso schermo: ecco la lezione di stile, il saper guardare avanti.
Ancora oggi, nonostante la corsa a scopiazzare sia forsennata, la Apple lancia le basi per il futuro: da quando ha lanciato l’iPhone tutti si sono improvvisati creatori di touch screen, ha lanciato i portatili illuminati a LED ed ecco i TV LCD a base LED… L’unica cosa che non hanno copiato è la struttura: gli altri sono portatili plasticoni (come direbbe Steve), gli Apple sono portatili in alluminio e vetro: durezza e riciclabilità.
Non è quindi solo il prezzo che fa la differenza in un Apple ma il fatto che definisce nuovi standard, obiettivi, traguardi. Poche cose, visivamente accattivanti, semplici da capire.
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