La Pearl Tower di Shanghai.

Lo stato di salute del mondo della comunicazione d’impresa in Italia è sempre più strano: a parte le multinazionali che sono ormai una realtà a sé stante, le aziende investono poco, sono spaventate dalla situazione generale e vivono in difesa. Dall’altra parte ci sono le agenzie e i professionisti.

Chi non lavora con le multinazionali, chi non fa il fenomeno da baraccone, facendosi chiamare massmediologo (!) nelle trasmissioni poverelle della TV italiana, chi non fa il passacarte , senza dare un briciolo di consulenza (vedi i centri media), chi non sfrutta i neolaureati per i famigerati stage, come se la passa? Maluccio, si potrebbe dire. Checchè ne dicano le Associazioni di categoria, che sembrano più vicino a Hollywood che alla realtà, la comunicazione nel nostro Paese tira poco e male. Budget stiracchiati, imprenditori che vogliono risultati subito e non li possono avere, grandi riunioni che non portano a grandi risultati. D’altro canto il settore dei comunicatori ha fatto passi molto lenti dagli anni Novanta. Nessuna innovazione, a parte la spontaneità di Internet e derivati (spesso anche qui con fenomeni fuoco-di-paglia), nessun nome nuovo degno di nota. Tutto fermo a Testa, Sanna, Chiappe e pochi altri che riempiono con fatica le dita di due mani. L’unica novità vera, il proliferare di corsi di laurea con la Comunicazione nel titolo, ma con una matrice, come sempre, giurassicamente teorica a far da contorno. E le aziende, strette nelle difficoltà di un’Italia che, se non accade qualcosa, va a far concorrenza all’Argentina, si allontanano dalla comunicazione e continuano a crederla un di più della quale si possa fare tranquillamente a meno.

3 commenti »

  1. Quello che dite voi è del tutto vero, il mondo della comunicazione è bloccato da anni, non ci sono
    novità a parte il mondo del web.

    Commento scritto da: Cristian — 18 aprile 2008 alle 14:42

  2. Forse dovremmo imparare molto dal mondo anglosassone, dove la
    comunicazione è un universo in continua evoluzione ed il cartello
    “work in progress” sempre attivo.

    Commento scritto da: Marco M. — 18 aprile 2008 alle 17:14

  3. Si può anche affermare che quando si tratta di parlare di comunicazione, spesso tutti si sentono in diritto di dire la propria, svilendo molto spesso la professionalità di molte figure attive in questo settore…

    Commento scritto da: F. Francesco — 23 aprile 2008 alle 18:15

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